mercoledì 22 giugno 2011

Cronaca di un'occupazione e della resistenza

Proprio mentre si conclude Unexpected Israel (Israele che non ti aspetti) nel cuore di Milano, siamo qui a fare il resoconto di una giornata, il 18 giugno, che ha visto sfilare per il capoluogo lombardo migliaia di attivisti, simpatizzanti e semplici cittadini che si sono mossi con l'unico intento di ribadire con forza il loro "No all'occupazione Israeliana di Milano". Un'occupazione che si regge sulla propaganda sionista toccando l'aspetto culturale ed economico soprattutto, ma ben lontano dal raccontare la verità sulle continue prevaricazioni nei confronti del popolo palestinese.

In risposta a questa ingombrante mancanza le organizzazioni non governative (ISM e BDS fra tutti) e i comitati cittadini (Comunità Palestinese Lombardia assieme alla Comunità Islamica e i Comitati Immigrati) con l'appoggio di alcune forze politiche (Per il Bene Comune, Sinistra Critica e Partito Comunista dei Lavoratori) hanno riportato l'attenzione sulla situazione palestinese. Alfredo Tradardi responsabile di ISM-Italia tuona contro la propaganda sporca sui giornali politicamente corretti (dal Corriere della Sera, a La Repubblica, passando per Il Giornale) che hanno definito noi attivisti pro-Palestina, come dei "fondamentalisti antisemiti", confondendo volontariamente il termine antisionismo (che rivendichiamo) con il termine antisemitismo (con cui non vogliamo avere niente a che fare). Il tutto proprio mentre Israele nelle figure di Netanyahu e dell'ambasciatore israeliano Gideon Meir, viene indicato come l'unico paese democratico nella regione medio orientale, che ha tutti i diritti per potersi presentare a Milano continuando intanto le operazioni militari. Senza contare che lo stesso Tradardi si è affidato a grandi giornalisti (George Galloway, Ghada Karmy e Ziyad Clot) che hanno fatto informazione in queste settimane per raccontare l'altra faccia di Israele. Quella militarista e razzista. Ma tralasciamo e andiamo oltre.

Ci aspettavamo quanto mento un atteggiamento diverso anche dal neosindaco Pisapia, "l'uomo del cambiamento" come è stato definito nella recente campagna elettorale, ma anche qui (sic!) la nuova giunta ha dato il bene stare all'installazione israeliana da una parte, sguinzagliando dall'altra collaboratori vari all'interno della sua giunta per sostenere le proteste anti-keremsse. Ma quello che appare dopo due settimane intense di attivismo no-profit allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica, è sicuramente la grande risposta che la città ha dato agli oltraggiosi accordi economici siglati durante questo meeting tra Italia e Israele. In situazioni di crisi economica vedere che lo stato riesce facilmente a trovare 2,5 milioni di euro per investire su questo progetto lascia abbastanza allibiti.

L'evento è stato promosso dal Ministero dello sviluppo economico e dal Governo dello Stato di Israele, dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con l'Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE), da Assolombarda e dall'Ambasciata dello stato di Israele a Roma, dall'Ufficio commerciale dello Stato di Israele a Milano. Le autorità competenti, tra esse nello specifico la Regione Lombardia, sono state interpellate nei mesi scorsi affinché informassero i cittadini circa lo svolgimento ed i contenuti delle iniziative previste, l'origine dei fondi, il coinvolgimento delle istituzioni italiane. Per mesi queste lecite richieste sono state ignorate, così come è stata ignorata l'interpellanza presentata in Regione allo scopo.

L'organizzazione dell'evento (avanzata nel silenzio più assoluto) è stata persino incerta fino a pochi giorni prima del suo inizio. Ricordiamo anche che il capoluogo lombardo è gemellato con Tel Aviv da oltre vent'anni, e la Lombardia contribuisce per un terzo all'interscambio economico con Israele, nell'ordine di tre miliardi di euro a livello nazionale. Novecentomila le piccole e medie imprese che fanno affari con Israele.

Cosa si contesta allo stato sionista? I 63 anni di occupazione militare e di politiche volte alla "pulizia etnica della Palestina" (testuali parole di Ilan Pappè, lo scrittore ebreo israeliano, costretto a fuggire dal democratico stato ebraico fino in Inghilterra per poter continuare a raccontare quanto avviene nella sua terra ad opera dei sionisti). Si contestano i crimini contro l'umanità e di guerra, come l'operazione Piombo Fuso o i massacri di Sabra e Shatila, compiuti dai falangisti cristiano-maroniti sotto gli occhi di Ariel Sharon, allora Ministro della Difesa Israeliana, che non fece nulla per fermare quella crudeltà. Si contesta la richiesta israeliana di uscita delle organizzazioni non governative dalla striscia di Gaza e dalla West - Bank. Si contesta l'appropriazione illecita delle terre palestinesi da parte di un Israele che allarga sempre più le sue colonie, e la costante violazione delle 73 risoluzioni ONU dal 1947 ad oggi, nonché il rientro di Israele nei suoi confini prima della Guerra dei Sei Giorni (da allora infatti i sionisti occupano illegalmente enormi fette di territorio palestinese). E naturalmente si contestano i nuovi accordi economici che produrranno ulteriore ricchezza per i sionisti e povertà per i palestinesi. Ma questo è solo un piccolo assaggio dei numerosi crimini portati avanti dallo stato israeliano.

Israele è uno stato così democratico, che arresta i membri di una Ong pacifista (New Profile, un'organizzazione femminista che lavora contro l'arruolamento nell'esercito israeliano) ed è sintomatico di una nazione che si sta militarizzando a una velocità allarmante. Le stesse persone che difendono ogni follia di Israele insistendo sul fatto che essa sia l'unica democrazia in Medio Oriente, sono instancabilmente al lavoro per trasformarla nella caricatura di un'autocrazia.

Appare alquanto paradossale vedere come la gente comune è indignata e ricorda l'olocausto ebraico, ma appare moto più indifferente per un genocidio che si consuma lentamente nella prigione Palestina.

Ancora una volta veniamo accusati di antisemitismo, peccato che oggi i più accesi contestatori dello Stato d'Israele siano i rabbini ortodossi (non certo i neofascisti e neonazisti) che rigettano il sionismo in quanto la definiscono un'ideologia politica razzista e militarista che niente ha a che fare con l'ebraismo - religione. Se si tiene in oltre conto del Tradimento degli Intellettuali come giustamente scrive il giornalista indipendente Paolo Barnard, riferendosi all'appoggio dato al terrorismo sionista da figure come Giorgio Napolitano, Roberto Saviano, Marco Travaglio o Furio Colombo, per non parlare di buona parte della classe politica del centrodestra-sinistra (Piero Fassino, Massimo D'Alema e Fiamma Nirestein solo per citare i più noti) e della loro forza persuasiva nell'incanalare l'opinione pubblica e le loro prese di posizione a cui prontamente rispose anche l'attivista dei diritti umani Vittorio Arrigoni. E' chiaro che il quadro si fa ancora più cupo.

Chiudiamo con qualche buona nuova: Si levano voci di indignazione tra gli scrittori israeliani, per la decisione di un consiglio provinciale in Scozia, il West Dunbartonshire (100 mila abitanti), di bandire dalle biblioteche pubbliche i libri stampati in Israele, la cui iniziativa si inserisce in un contesto più generale di sostegno alla popolazione palestinese. Resta il fatto che oggi molti pensano che all'origine del conflitto israelo - palestinese ci sia l'immigrazione degli ebrei in Palestina e la fondazione dello stato di Israele. La verità al contrario è che questo conflitto ha radici ben più lontane: nel doppio gioco degli Inglesi durante la Prima Guerra Mondiale. Questa è una storia di complotti tra imperi rivali, di strategie sbagliate e di come le stesse promesse fatte sia agli arabi che agli ebrei abbiano lasciato un'eredità di sangue che ha segnato per sempre il destino del Medio Oriente.

Solo quando l'opinione pubblica occidentale saprà cosa è accaduto in Palestina dal 1897 al 1951, capirà di chi è il grande torto nel conflitto (capirà che il Grande Terrorismo è israeliano, e che il terrorismo palestinese è Reazione a decenni di orrori sionisti). Capirà che i palestinesi hanno Ragione e che la loro reazione di violenza è oggi solo esasperazione convulsa per tanta indicibile ingiustizia.

Come diceva Vittorio Arrigoni, Stay Human.

Matteo Berta

giovedì 26 maggio 2011

L'imbonitore


Ricordate la scena di quel ministro di Saddam Hussein che, mentre davanti alle telecamere annunciava che gli americani erano ben lontani da Baghdad , dietro alle sue spalle si vedevano scorrazzare i carri armati degli invasori. Quella scena rivive ogni qualvolta il ministro degli esteri Frattini, e da un po’ di tempo la cosa accade spesso, ci ricorda che Gheddafi ha le ore contate. Il plenipotenziario degli affari esteri non si rende conto che è la sua compagine di appartenenza che dopo la sconfitta delle amministrative sembra sempre più vicina ad una benefica implosione. Prima hanno voluto trasformare le elezioni amministrative in un referendum sulla compagine governativa. Uscendone con sonori schiaffoni sulla faccia. Per la verità in maniera molto meno traumatica di quello che è successo a Felipe Gonzales in Spagna. Ma comunque, sempre schiaffoni sono stati. Tali da mettere in completa confusione i verdi-azzurri. Sembra di essere al tavolo da gioco con dei bari, che continuamente bluffano con rialzi improbabili. E dunque via l’ecopass, via i parcheggi a pagamento, arriveranno dei ministeri, anzi no, forse qualche dipartimento. Chissà. Intanto il premier alza la voce e dipinge un lugubre domani per Milano. Se vincono gli altri, ci sarà l’islamizzazione della capitale meneghina con addirittura la costruzione di una moschea. E sai che evento catastrofico sarà mai. A parte che la Costituzione mi sembra intorno all’art. 3 ed all’articolo 19 riconosce il diritto di professare liberamente la propria fede; e la fede va professata in luoghi di culto che possono chiamarsi chiese, moschee, sinagoghe od altro ancora. Un’altra bestialità che emerge da simili discorsi è il fatto che gli immigrati dovrebbero rinunciare alla loro storia e cultura per divenire anch’essi degli italioti. Cazzate. Gli immigrati debbono rispettare le leggi del paese che li ospita ma non possono essere trasformati in zombie senza radici. E questo ce lo racconta la nostra storia di popolo di migranti. Ce lo testimoniano i 93 Istituti di cultura italiani all’estero che fra gli scopi hanno pure il sostegno ad iniziative per lo sviluppo culturale delle comunità italiane all’estero, per favorire sia lo loro integrazione nel paese ospitante che il rapporto culturale con la patria di origine. E’ la nostra storia che ci parla di abbandoni di terre, diseparazioni di famiglie, di sofferenze e di lavori umilianti e duri. E se vogliamo fare politica dobbiamo porci la questione del perchè di certi fenomeni e non criminalizzarne gli effetti. Occorre andare alle radici, alle motivazioni e mettere a nudo i veri mandanti di questosfascio, di questo modello di vita. Esiste, certamente, nell’attualità quotidiana un problema di gestione dei flussi ed il rispetto di regole certe. Ma tutto questo niente ha a che fare con le incitazioni aberranti propagandate da questi mostriciattoli moderati. La priorità della battaglia risiede nel fatto che atteggiamenti come quelli di cui in oggetto, sono il risultato di un modello, quello occidentale, che punta sull'egoismo e sul personalismo. Un modello che può passare tranquillamente dai bombardamenti intelligenti al plutonio impoverito alle bolle speculative non disdegnando l’abbassamento dei rating di valutazione economica sugli Stati. Ed a cui sono asserviti sia Berlusconi che Bersani. La risposta va oltre le categorie svuotate di destra e sinistra. Cominciando ad individuare il vero nemico, liberandoci la mente ed il cuore da vecchi fardelli che oramai pesano come inutili zavorre. Ad Atene e Madrid i primi segnali. Che l’incendio divampi.

lunedì 16 maggio 2011

Comunicato stampa

DAL 12 AL 23 GIUGNO L'AMBASCIATA ISRAELIANA IN ITALIA PORTERA' A MILANO, IN PIAZZA DUOMO, UN GRANDE PROGETTO (grande secondo loro, infame secondo noi):
"ISRAELE CHE NON TI ASPETTI!"

All'inaugurazione sarà presente un criminale di guerra, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Seguiranno razzisti vari, a partire da Noa e dal trio letterario (ozgrossmanyehoshua).

MA CHE COSA C'È DA ASPETTARSI
DA ISRAELE
OLTRE AI CRIMINI DI GUERRA?

BISOGNA IMPEDIRE QUESTO SCEMPIO!

BISOGNA IMMEDIATAMENTE CREARE UN CLIMA DI MASSIMA OSTILITÀ!

MILANO, GIOVEDÌ 19 MAGGIO ORE 17.00
RADUNO IN LARGO CAIROLI - MM1
Corteo fino a piazza Duomo e presidio

Alle ore 19 al COA Transiti (via dei transiti 28)
sarà presentato
Gaza - Restiamo umani di Vittorio Arrigoni.
Sarà una occasione anche per valutare come proseguire.
Il 6 giugno saranno a Milano George Galloway e Ghada Karmi.
Molte sono le iniziative in memoria di Vittorio Arrigoni. Ma mobilitarsi immediatamente, con durezza e determinazione, contro questo attacco alla coscienza civile e democratica è un modo concreto e necessario per raccoglierne l'eredità.

ISM-Italia www.ism-italia.org – info at sm-italia.org

Torino,13 maggio 2011