
Proprio mentre si conclude Unexpected Israel (Israele che non ti aspetti) nel cuore di Milano, siamo qui a fare il resoconto di una giornata, il 18 giugno, che ha visto sfilare per il capoluogo lombardo migliaia di attivisti, simpatizzanti e semplici cittadini che si sono mossi con l'unico intento di ribadire con forza il loro "No all'occupazione Israeliana di Milano". Un'occupazione che si regge sulla propaganda sionista toccando l'aspetto culturale ed economico soprattutto, ma ben lontano dal raccontare la verità sulle continue prevaricazioni nei confronti del popolo palestinese.
In risposta a questa ingombrante mancanza le organizzazioni non governative (ISM e BDS fra tutti) e i comitati cittadini (Comunità Palestinese Lombardia assieme alla Comunità Islamica e i Comitati Immigrati) con l'appoggio di alcune forze politiche (Per il Bene Comune, Sinistra Critica e Partito Comunista dei Lavoratori) hanno riportato l'attenzione sulla situazione palestinese. Alfredo Tradardi responsabile di ISM-Italia tuona contro la propaganda sporca sui giornali politicamente corretti (dal Corriere della Sera, a La Repubblica, passando per Il Giornale) che hanno definito noi attivisti pro-Palestina, come dei "fondamentalisti antisemiti", confondendo volontariamente il termine antisionismo (che rivendichiamo) con il termine antisemitismo (con cui non vogliamo avere niente a che fare). Il tutto proprio mentre Israele nelle figure di Netanyahu e dell'ambasciatore israeliano Gideon Meir, viene indicato come l'unico paese democratico nella regione medio orientale, che ha tutti i diritti per potersi presentare a Milano continuando intanto le operazioni militari. Senza contare che lo stesso Tradardi si è affidato a grandi giornalisti (George Galloway, Ghada Karmy e Ziyad Clot) che hanno fatto informazione in queste settimane per raccontare l'altra faccia di Israele. Quella militarista e razzista. Ma tralasciamo e andiamo oltre.
Ci aspettavamo quanto mento un atteggiamento diverso anche dal neosindaco Pisapia, "l'uomo del cambiamento" come è stato definito nella recente campagna elettorale, ma anche qui (sic!) la nuova giunta ha dato il bene stare all'installazione israeliana da una parte, sguinzagliando dall'altra collaboratori vari all'interno della sua giunta per sostenere le proteste anti-keremsse. Ma quello che appare dopo due settimane intense di attivismo no-profit allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica, è sicuramente la grande risposta che la città ha dato agli oltraggiosi accordi economici siglati durante questo meeting tra Italia e Israele. In situazioni di crisi economica vedere che lo stato riesce facilmente a trovare 2,5 milioni di euro per investire su questo progetto lascia abbastanza allibiti.
L'evento è stato promosso dal Ministero dello sviluppo economico e dal Governo dello Stato di Israele, dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con l'Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE), da Assolombarda e dall'Ambasciata dello stato di Israele a Roma, dall'Ufficio commerciale dello Stato di Israele a Milano. Le autorità competenti, tra esse nello specifico la Regione Lombardia, sono state interpellate nei mesi scorsi affinché informassero i cittadini circa lo svolgimento ed i contenuti delle iniziative previste, l'origine dei fondi, il coinvolgimento delle istituzioni italiane. Per mesi queste lecite richieste sono state ignorate, così come è stata ignorata l'interpellanza presentata in Regione allo scopo.
L'organizzazione dell'evento (avanzata nel silenzio più assoluto) è stata persino incerta fino a pochi giorni prima del suo inizio. Ricordiamo anche che il capoluogo lombardo è gemellato con Tel Aviv da oltre vent'anni, e la Lombardia contribuisce per un terzo all'interscambio economico con Israele, nell'ordine di tre miliardi di euro a livello nazionale. Novecentomila le piccole e medie imprese che fanno affari con Israele.
Cosa si contesta allo stato sionista? I 63 anni di occupazione militare e di politiche volte alla "pulizia etnica della Palestina" (testuali parole di Ilan Pappè, lo scrittore ebreo israeliano, costretto a fuggire dal democratico stato ebraico fino in Inghilterra per poter continuare a raccontare quanto avviene nella sua terra ad opera dei sionisti). Si contestano i crimini contro l'umanità e di guerra, come l'operazione Piombo Fuso o i massacri di Sabra e Shatila, compiuti dai falangisti cristiano-maroniti sotto gli occhi di Ariel Sharon, allora Ministro della Difesa Israeliana, che non fece nulla per fermare quella crudeltà. Si contesta la richiesta israeliana di uscita delle organizzazioni non governative dalla striscia di Gaza e dalla West - Bank. Si contesta l'appropriazione illecita delle terre palestinesi da parte di un Israele che allarga sempre più le sue colonie, e la costante violazione delle 73 risoluzioni ONU dal 1947 ad oggi, nonché il rientro di Israele nei suoi confini prima della Guerra dei Sei Giorni (da allora infatti i sionisti occupano illegalmente enormi fette di territorio palestinese). E naturalmente si contestano i nuovi accordi economici che produrranno ulteriore ricchezza per i sionisti e povertà per i palestinesi. Ma questo è solo un piccolo assaggio dei numerosi crimini portati avanti dallo stato israeliano.
Israele è uno stato così democratico, che arresta i membri di una Ong pacifista (New Profile, un'organizzazione femminista che lavora contro l'arruolamento nell'esercito israeliano) ed è sintomatico di una nazione che si sta militarizzando a una velocità allarmante. Le stesse persone che difendono ogni follia di Israele insistendo sul fatto che essa sia l'unica democrazia in Medio Oriente, sono instancabilmente al lavoro per trasformarla nella caricatura di un'autocrazia.
Appare alquanto paradossale vedere come la gente comune è indignata e ricorda l'olocausto ebraico, ma appare moto più indifferente per un genocidio che si consuma lentamente nella prigione Palestina.
Ancora una volta veniamo accusati di antisemitismo, peccato che oggi i più accesi contestatori dello Stato d'Israele siano i rabbini ortodossi (non certo i neofascisti e neonazisti) che rigettano il sionismo in quanto la definiscono un'ideologia politica razzista e militarista che niente ha a che fare con l'ebraismo - religione. Se si tiene in oltre conto del Tradimento degli Intellettuali come giustamente scrive il giornalista indipendente Paolo Barnard, riferendosi all'appoggio dato al terrorismo sionista da figure come Giorgio Napolitano, Roberto Saviano, Marco Travaglio o Furio Colombo, per non parlare di buona parte della classe politica del centrodestra-sinistra (Piero Fassino, Massimo D'Alema e Fiamma Nirestein solo per citare i più noti) e della loro forza persuasiva nell'incanalare l'opinione pubblica e le loro prese di posizione a cui prontamente rispose anche l'attivista dei diritti umani Vittorio Arrigoni. E' chiaro che il quadro si fa ancora più cupo.
Chiudiamo con qualche buona nuova: Si levano voci di indignazione tra gli scrittori israeliani, per la decisione di un consiglio provinciale in Scozia, il West Dunbartonshire (100 mila abitanti), di bandire dalle biblioteche pubbliche i libri stampati in Israele, la cui iniziativa si inserisce in un contesto più generale di sostegno alla popolazione palestinese. Resta il fatto che oggi molti pensano che all'origine del conflitto israelo - palestinese ci sia l'immigrazione degli ebrei in Palestina e la fondazione dello stato di Israele. La verità al contrario è che questo conflitto ha radici ben più lontane: nel doppio gioco degli Inglesi durante la Prima Guerra Mondiale. Questa è una storia di complotti tra imperi rivali, di strategie sbagliate e di come le stesse promesse fatte sia agli arabi che agli ebrei abbiano lasciato un'eredità di sangue che ha segnato per sempre il destino del Medio Oriente.
Solo quando l'opinione pubblica occidentale saprà cosa è accaduto in Palestina dal 1897 al 1951, capirà di chi è il grande torto nel conflitto (capirà che il Grande Terrorismo è israeliano, e che il terrorismo palestinese è Reazione a decenni di orrori sionisti). Capirà che i palestinesi hanno Ragione e che la loro reazione di violenza è oggi solo esasperazione convulsa per tanta indicibile ingiustizia.
Come diceva Vittorio Arrigoni, Stay Human.
Matteo Berta
